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L’uomo a razionalità limitata.
Dec, 12,2013
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Al World Business Forum di Milano appena trascorso si è parlato, tra i vari argomenti, dei complessi meccanismi che regolano le decisioni del consumatore. Giungendo tutti, sia gli speaker che i partecipanti, alla constatazione che il consumatore compie sovente scelte del tutto irrazionali e imprevedibili.
Ma irrazionali in che senso? Una logica, un motivo, un’intenzione dietro ad una scelta ci sono sempre. Solo che queste sono soggettive e limitate alla soggettività della persona. E quindi piuttosto che di scelte irrazionali, può essere più appropriato parlare di scelte prese in virtù di una ‘razionalità limitata’.
L’economia e la psicologia delle scelte e delle decisioni hanno attraversano diverse fasi e perseguito diversi filoni di ricerca. Il filone neoclassico e tradizionalista ha attribuito all’uomo la capacità di saper scindere e quella di saper scegliere. Di saper perseguire sempre il massimo livello di soddisfazione, attraverso scelte ‘razionali’ e calcolate in base ad un semplice schema, quello dei costi/benefici.

Mentre un filone di ricerca più recente e analitico ha messo in discussione la supremazia intellettuale dell’uomo rispetto a tutto il regno animale, rimettendolo in gioco e dimostrando che in determinate circostanze l’uomo compie azioni e scelte che invece di avvantaggiarlo, lo danneggiano profondamente. Perché avviene questo? 

Il primo a contrastare la visione classica della razionalità umana fu il premio Nobel per l’Economia Herbert Simon con la teorizzazione della sua razionalità limitata. Simon introdusse con forza una dimensione psicologica dell’uomo fino ad allora non considerata in economia e il risultato dei suoi studi fu la constatazione che l’uomo ha una razionalità limitata e dunque le sue decisioni sono limitatamente razionali. 

Simon non è solo premio Nobel e teorizzatore della razionalità limitata. Egli è stato un pensatore eclettico e innovativo: è stato tra i padri fondatori di molte tra le più importanti discipline scientifiche, inclusa l'intelligenza artificiale, l'elaborazione dell'informazione, la teoria dell'organizzazione, il problem solving, i sistemi complessi e la simulazione al computer della scoperta scientifica.’


Cos’è la razionalità limitata.

‘Il miglior modo per spiegare la razionalità limitata è utilizzare la metafora della forbice.’ Dichiarò Riccardo Viale, direttore dell’Italian Cultural Institue di New York, durante un seminario del maggio 2011 dal titolo The Future of Economics: Updating Bounded Rationality. ‘Da un lato c’è la natura del nostro pensare, e dall’altra c’è, invece, la natura delle circostanze (molto complesse) all’interno delle quali ci troviamo a prendere delle decisioni’.


Quali sono i limiti della razionalità?

I limiti sono di due tipi: limiti cognitivi e limiti ambientali. La visione neoclassica della razionalità umana prende in considerazione ed in esame soltanto i limiti ambientali, ovvero sia quelli esterni all’uomo. Simon completa la visione neoclassica prendendo in considerazione i limiti cognitivi della mente umana ed in particolare quelli relativi alla capacità di calcolo e alla capacità di mnemonica.

La razionalità umana è limitata in generale da:

- Stupidità
- Ignoranza

- Emozioni

E nello specifico da:

- Limiti attenzionali: non è possible seguire troppe informazioni e compiere troppe azioni contemporaneamente.

- Limiti della memoria:la memoria ha capacità limitate di memorizzazione e tende a modificare i ricordi.

- Limiti nell’acquisizione delle informazioni:non è possibile acquisire e confrontare tutte le informazioni che ci raggiungono e che ci hanno raggiunto.
- Limiti ambientali: le circostanze e i contesti in cui ci troviamo coinvolti condizionano il nostro ragionamento.

Apro una parentesi sui limiti attenzionali: da tempo la teoria del multitasking è stata messa in discussione: il multitasking umano non esiste, né per le donne né per gli uomini, proprio perché la nostra attenzione è limitata. E’ possibile certamente seguire più sollecitazioni contemporaneamente (vedremo in che senso ‘contemporaneamente’), ma perdendo un cospicuo numero di dati ogni qual volta la nostra attenzione si sposta da una sollecitazione all’altra. Infatti è proprio questo ciò che fa l’attenzione: passa da una sollecitazione all’altra, non riesce a gestire più sollecitazioni o svolgere più manzioni nello stesso identico lasso temporale con lo stesso livello d’attenzione.


Se già l’attenzione e i meccanismi di interpretazione della realtà sono relativi alla soggettività dell’essere umano, potrebbe mai la sua razionalità essere perfetta?

Razionalità deriva dal latino ‘ratiònem’ che signifa ragione, intelletto, conto, calcolo, misura, regola.
Sì usa dire infatti ‘Mi sono reso conto che ha ragione’. Ma se i dati da elaborare sono limitati rispetto a quelli disponibili nella realtà dei fatti e se la nostra capacità di calcolo dei dati è ostacolata dai limiti individuati da Simon, è forse il caso di mettere finalmente in dubbio l’infallibilità dell’intelletto umano? A mio parere avremmo solo da guadagnarci, a patto d’essere consapevoli del fatto che ci confrontiamo con la nostra razionalità limitata quotidianamente e che a tal proposito sarebbe bene prendere provvedimenti.

Dalle scelte d’acquisto che facciamo, all’organizzazione del lavoro coi colleghi, alle decisioni che prendiamo in merito ai figli, tutto può essere vissuto con maggior consapevolezza, che è ben diversa dalla razionalità perché riguarda l’essere umano nel suo insieme e non lo prende in considerazione solo dal punto di vista della sua mente. La consapevolezza, prima di tutto, dei nostri limiti razionali. Associandola, una volta individuati questi limiti, alla capacità di trovare strategie per superarli. Che magnifica avventura ci attende!